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Dietro le parole - di Roberta Calandra

Roberta Calandra, la biografia.

Mi sono rifugiata precocemente nei libri per proteggermi come in una piccola capanna da una situazione familiare complicata, dove il mio spazio emotivo era davvero ristretto. Nel bene e nel male continuo a farlo anche da grande, un po' nutrendomi un po' schermendomi, tanto da vivere le pagine come una seconda pelle che confondo spesso con la prima e tutte le altre ... 
 
Un po’ farfalla un po’ bruco, divisa tra un segno zodiacale impastato di sogni, i Pesci e un ascendente spaventosamente terreno come la Vergine, credo relativamente negli oroscopi, pervasa costantemente da aneliti d’illuminazione, innamorata della mia casa, dei gatti, dei miei amici, dei miei progetti, qualcuno ha detto di me che a volte sembro una bambina altre volte una persona più grande dei miei anni. Qualcun altro sostiene che io mi ritrovi una mente troppo sana per il karma che porto in giro, sono identificata spesso dai miei capelli improbabili, sorrido generalmente troppo.
Ho desiderato scrivere fin da bambina e, finalmente, ci sono riuscita. Chiaramente affetta da una subdola quanto salvifica forma di grafomania compulsiva ho scritto tesi, tesine, saggi, soggetti, scalette, trattamenti, bibbie di serie, drammaturgie, testi per documentario, radio, sit com, fumetto, racconti, poesie, format, romanzi, sceneggiature cinematografiche, monologhi, fiabe, articoli, animazione, post. Molti progetti sono stati realizzati, molti altri no, anche se non ho mai smesso di definire la scrittura “il mio lavoro”. Come ogni adolescente inquieta di buona famiglia ho adorato Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar, Simone De Beauvoir, il cui “Memorie di una ragazza perbene” è stato il primo elemento di realtà che mi ha fatto intuire cosa sia un libro. Incredibilmente ho continuato ad amare tutte loro anche da grande, cumulandole onorevolemente con Jonathan Franzen, Michael Cunningham, Iris Murdoch, Siri Hustvedt, A. H. Homes, Alda Merini, T.S.Eliot, Wislawa Szymborska, Elsa Morante, James Hillman, Alice Miller, insieme a innumerevoli altri non da meno, troppi per essere nominati. Tra le passioni casuali il pianoforte suonato dai grandi, i surrealisti francesi, i preraffaelliti, Fellini, Jane Campion, alcune assurde canzoni italiane di Loretta Goggi, Mia Martini, Anna Oxa, Ornella Vanoni, Roberto Vecchioni, Daniele Silvestri e simili, le metagenealogie, i viaggi in continenti remoti, il mare in ogni sua forma, la donna del tenente francese, la casa del sonno di J. Coe, perché vuoi essere felice se puoi essere normale di Jeannette Winterson, il colore viola e quello arancione anche abbinati insieme, Six feet under, Lady Oscar, la favola della regina delle nevi, la pizza, il gelato, i baci, i centri benessere, le moto degli altri, l’arte che prima di mostrare la realtà la rende magica, le bancarelle, i saldi, il profumo del Sud, i paesi anglosassoni, il sollievo, le coincidenze significative, le orchidee, fare da cavia per ogni guaritore possibile. Sulla mia lapide potrebbe essere scritto ‘non si può dire che non ci abbia provato’. Quando mi chiedono cosa mi colpisce in un’altra persona rispondo sempre banalmente gli occhi, la sensibilità, il senso dell’umorismo, la capacità di rispetto per gli altri, l’autenticità, il pizzico di sfrontatezza che mi difetta. Esperta in intessere relazioni intime con soggetti terrorizzati dall’intimità.
Costantemente divisa tra un cuore impulsivo e una testa ipertrofica, pur amando sempre meno il mio paese non penso mai di lasciarlo, adoro le mie radici, anche se nella vita non si sa mai, perché l’arroganza, il costante scherno all’intelligenza, alla sincerità e alla sensibilità, la precipitosa e imperante mancanza di gentilezza mi rendono quotidianamente la vita un po’ faticosa, mi spaventano, m’indeboliscono. Costruire un proprio sito personale è un’impresa che affronto con la sgomenta consapevolezza che raccogliere esaustivamente tutto ciò che ha avuto forza e senso per me sia impossibile. Dunque i criteri di selezione che ho applicato sono mediamente professionali, altamente sentimentali, parzialmente causali, ma hanno a che fare con diverse schegge di ciò che mi rappresenta, per non restituire a chi voglia conoscermi un’immagine scontata. Imparo ogni giorno che quello che sono e non sono, ciò che mi piace o non mi piace, per fortuna, sono definizioni suscettibili di infiniti cambiamenti, proporzionali alla mia fiducia nella vita.

Dunque i criteri di selezione che ho applicato sono mediamente professionali, altamente sentimentali, parzialmente causali, ma hanno a che fare con diverse schegge di ciò che mi rappresenta, per non restituire a chi voglia conoscermi un’immagine scontata. Dunque mi scuso per la qualità relativa di alcuni video.

Roberta Calandra

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