Venezia a Roma
Dicembre 6, 2018Arene 5
Dicembre 6, 2018Arene 2
Una coppia di amici estremamente affidabili mi ha invitata a vedere lo show di Max Tortora a Villa Ada. Di fronte alla mia perplessità mi assicurano che è un comico originale e, a suo modo, raffinato. Fa caldo, c’è la luna piena, decido di investire i quindici euro del biglietto a cuore relativamente leggero. La platea è stracolma, più di mille persone che pagano tra i tredici e i venti euro per assistere alla fantomatica esibizione. Max arriva alle 22.00, contro le 21.30 previste, ma cosa importa? Siamo già un po’ inumiditi ma attendiamo con fiducia lo svolgimento del prodigio. La verità è che non so come riassumerlo. Parole chiave: cazzo figa fregna culo merda infrociare scureggia. Le paventate imitazioni delle canzoni della nostra vita viaggiano sul “Sei grande grande grande” riferito al membro del suddetto che ultimamente sembra faticare a fare il suo lavoro. Battute chiave: “Mar Salam è la città de dove sta er salame” e ancora (sic) “fumare la sigaretta elettronica è come leccare la patata con le mutande”. A questa ennesima perla la ragazza dietro di me mormora ammirata: “Geniale”.
Mi chiedo perché non ho ancora lasciato il paese e se troverò mai il coraggio di farlo. I miei amici sono terrei: “eppure non era così…lo abbiamo già visto in cose migliori, speriamo che ora ci dica che ci siamo cascati, non sappiamo come scusarci…”, metà della platea applaude fragorosamente, la restante metà si divide tra parte di ammutoliti e parte di bisbiglianti.
Poi un sentimento di tristezza, vecchiaia e miseria mi stringe il cuore, in un impeto di compassione buddista provo perfino pena per lui, poi penso subito dopo che in questa serata l’ottimo intrattenitore ha guadagnato più di quello che noi tre insieme, faticando, scrivendo, recitando, proponendo, abbiamo probabilmente messo dentro nell’anno. Chiedendoci continuamente verifiche del nostro talento, della nostra energia, della nostra originalità, della determinazione necessaria. Andiamo via prima della fine assieme alla metà della platea o almeno a un suo buon terzo. Meno male che c’era la luna piena. Alla notte dei desideri chiedo per tutti noi, che abbiamo solo pochi anni meno di lui e di tutti gli altri che prendono parecchie migliaia di euro a serata per offenderci, un po’ di fortuna e il coraggio, almeno un po’ di coraggio, per continuare.
