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Dicembre 6, 2018Arene 6
Dicembre 6, 2018Arene 3
Dopo ‘L’appartamento spagnolo’ e Bambole russe’, che vi assicuro potreste anche non avere visto per godere il terzo -io personalmente ho rimosso il primo e zompato il secondo- chiude Cedric Klapisch le vicende dei suoi protagonisti con ‘rompicapo a Ny, ieri recuperato nella gremitissima arena del Nuovo Sacher’… Qui Xavier si ritvova a vivere suo malgrado in un bugigattolo di Chinatown, pur di restare accanto ai figli portati via con durezza dalla piu’ stronza delle mogli, ma, non pago di ciò accetta di regalare generosamente il seme alla bella amica lesbica accoppiata con un’altrettanto avvenente ragazza (era ora di vedere una coppia cosi’ caruccia seppur fallace come scopriremo presto) purtroppo fedifraga traditrice al limite della pedofilia, sara’ costretto a sposare la figlia di un tassista cinese salvato quasi per errore al fine di conquistare l’agognata cittadinanza americana imponendo con convinzione la propria ricostruita sincerita’ all’ufficio immigrazione, capisce che il papà e la mamma pur avendo fatto parecchio casino almeno per un attimo si sono amati veramente nel darlo alla luce, e nei frattempo trova anche il tempo di rispolverare l’antica fiamma universitaria che ha anche lei nel frattempo generato due figli e forse lo ama ancora un pochino. Spaventoso impensabile mostruoso irritante grossolano ridicolo doppiaggio a parte, il film fa ridere e commuovere in giusta misura e val bene non una ma anche due o tre arene estive. Malgrado le diverse superficialita’ narrative infatti (non ci credi che quei due si siano amati 10 anni, non ci credi che il poliziotto cattivo dell’immigrazione ci creda alla fine, non ci credi che Xavier no n si affezioni nemmeno un attimo alla bimba frutto del suo seme seppur bimammodotata…) ben restituisce il gusto della vita a 40 anni ben spesi, quello che se non conosciamo abbiamo almeno sentito raccontare) quando anche chi un tempo e’ stato acerrimo rivale ha voglia di pranzare insieme a te, avvertendoti come qualcosa di intimo e confortevole, anche solo per aver condiviso insieme qualcosa, fosse pure una sfida. Eravamo in cinque e siamo usciti tutti allegri e pieni di voglia di sorprese, commistioni inedite, ritorni, novità. Questa recensione l’ho scritta un po’ sciatta pure io, perché dai su, così è anche la vita, no?
