Arene 2
Dicembre 6, 2018La trattativa
Dicembre 6, 2018Arene 5
Quando c’era Berlinguer
Già le rovinose interviste iniziali fanno capire quanto sia importante che questo film esista. Con i suoi difetti, le sue sbavature, la sua retorica. I giovani, ma non solo, oggi pensano che Berlinguer sia un coreano, un presidente europeo, un francese non meglio identificato, un uomo di destra, etc. Basterebbe questo. Invece c’è qualcosa di più: il ricordo di un tempo, a guardarlo ora quasi mitologico, in cui la politica appariva chiara, comprensibile, fatta di uomini, volti, idee, schieramenti, in cui prendevi posizione su temi chiari: il divorzio, il laicismo, la Nato, la Russia, poi magari niente era così chiaro ma ti sembrava soltanto. Anche i visi erano diversi, ti appariva più immediato con chi identificarti, a chi assomigliare anche somaticamente, nel vestire…La politica aveva a che fare con l’appartenenza, il clan, non ti lasciava solo. Guardo e capisco perfino i commenti di Scalfari, i cui editoriali oggi mi restano sempre vaghi e complessi. Ero un adolescente quegli anni, oggi ho amici che hanno 50 come 30 anni, questi secondi, di quegli anni, non ricordano nulla. Anche tra i più colti risuonano a stento i nomi di Pasolini, Natalia Ginzburg, Ambrosoli forse nemmeno. Da qualche giorno mi stavo chiedendo come mai, benché continui a percepire e detestare il degrado del mio paese, io stia tornando a risentirmi italiana, come per una sorta di Alzeheimer al contrario, per un inspiegabile impulso di appartenenza… e oggi penso semplicemente perché ho bisogno di ricordare, anche solo che c’è stato un momento in cui esistevano uomini, di diversi schieramenti, che tentavano di vedere il governo di un paese come qualcosa che andasse al di sopra dei propri interessi personali. Uomini riconoscibili. Un tempo in cui Bettino Craxi appariva il rischio più disgustoso immaginabile e la sua tracotanza la misura di un dittatore, tempi in cui la sinistra aveva un terzo dei voti del paese, percentuale che ci ha messo 40 anni a riconquistare. Ma oggi sembra tutto più confuso, meno limpido, nessuno crede più a ciò che vede, e probabilmente ha ragione. Siano solo diventati meno ingenui? Non voglio parlare male di Renzi, perché non saprei di chi parlare bene in sua assenza. Però comunque non riesco a fidarmi di lui come mi sarei fidata di Berlinguer, a 15 anni come a 45. Neanche lontanamente, di lui, come di nessun’altro anche se mi piacerebbe tanto. Qualcosa, nel frattempo, deve essere accaduto.
