Arene 3
Dicembre 6, 2018Arene
Dicembre 6, 2018Arene 6 - Party girl
Nella lodevole parata di anteprime predisposta dal Nuovo Sacher, in una platea inumidita di rugiada e comunque attentissima, scopro il gioiello di “Party Girl”, scritto e diretto da Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis, vincitore del Prix d’ensemble nella categoria Un certain regard e della Caméra d’or al 67º Festival di Cannes, che, come l’altrettanto coraggioso “Gloria” di Sebastian Lelio, Orso d’oro all’interprete Paulina Garcia, uscito lo scorso autunno, ci costringe a porci lo scomodo quesito se si stia meglio sole o male accompagnate. Dico “sole” perché entrambe le straordinarie protagoniste sono donne, attempatelle, non particolarmente fortunate da un punto di vista socio economico ed esistenziale in genere, ma comunque intense, ironiche, vitali, originali, sensuali, ancora molto esigenti nei riguardi di ciò che un incontro dovrebbe recare con sé: ovvero l’amore. Quel sentimento che purtroppo senti o non senti, che ti fa scegliere interamente, ma che anche ti accende la pelle, il respiro, fa battere il cuore, trascina carezze atemporali, groviglio di membra inconsulto, fantasie adolescenziali, romanticismo anche patetico, etc.etc insomma quella fiamma che tutti abbiamo provato ma che tendiamo a dimenticare dietro i troppi inevitabili compromessi, bollandola come desueta. Sarebbe poco gentile svelare il finale, ma mi piace anticipare che quella della nostra spogliarellista plurimamma è una scelta intera, di quelle che fanno male allo stomaco, che ribalta stereotipi e luoghi comuni, che inneggia alla pienezza rovesciandone ogni contenuto, che mi ha fatto tornare a canticchiare in motorino tornando a casa da sola la notte. Senza fiato le scene di sesso mancato, finalmente uno sguardo che riesce a immergersi nelle cose come spesso vanno veramente, ma ci vergogniamo di parlarne.
