Arene 6
Dicembre 6, 2018Arene 4
Dicembre 6, 2018Arene
Per chi ha la grazia di poter trascorrere un meraviglioso Agosto romano, le arene estive restano indiscutibilmente la maggiore risorsa serale e l’affollamento seriale che a tratti rasenta la totale indisponibilità di posti lo dimostra. Tutti abbiamo voglia di divagare recuperando un po’ di quei “filmetti carini” che non avremmo mai osato dichiarare interessanti durante l’inverno anche se ci incuriosivano, e abbiamo marchiato a denti stretti, ostentando un sorriso di sufficienza, come “da recuperare eventualmente quest’estate”. Infatti. Così fan tutti, io senza meno, così ieri sera mi sono trovata ad assistere alla visione di “Tutta colpa di Freud”, commedia interminabile di Paolo Genovesi. Che dire? Carino infatti, qualche sorriso te lo strappa, già, se dimentichi la totale irrealtà delle premesse, come uno psicoanalista che riceve in totale assenza di setting, un’attraente lesbica trentenne che non ha mai visto un uomo svestito in vita sua, una madre che lascia tre figlie al marito per dedicarsi agli ospedali cambogiani e simili… Tutto sommato ce la fai a finirlo. Peccato forse che, come spesso accade, il regista –che ha precedentemente dimostrato di essere uno che qualcosa sa raccontare- abbia scritto la sceneggiatura da solo, non si sia fatto rileggere magari da una donna, abbia ecceduto in qualche luogo comune e ammiccamento ruffiano di troppo, che stona con il tentativo –a tratti riuscito- di dirazzare leggermente dal seminato e affrontare, seppur in chiave surreale, brandelli non edulcorati di realtà, seppur restituita da una recitazione che resta drammaticamente e inspiegabilmente come irriducibilmente italiana- verrebbe da dire che ovviamente lo è , ma come mai non usiamo mai questa definizione in positivo?- Bastava poco, ma così sia, per due ore di commedia il 10 agosto, qualche sorriso ce lo siamo fatto.
