Anna Freud, un desiderio insaziabile di vacanze

“…Che io sia così, senza desideri, è una vecchia lamentela… Credo che ciò derivi dal fatto che, in me, tutti i miei desideri si sono sempre incontrati con il loro esaudimento e che ho veramente tante più ricchezze degli altri… la causa di ciò è la mia immodestia, che in un primo momento rende i desideri così elevati che la realtà non può mai arrivare a soddisfarli” (Anna Freud)

Il monologo “Anna Freud: un desiderio insaziabile di vacanze” si inserisce con la sua fortunata vittoria presso il prestigioso ‘Premio Tragos’ di Milano, in un anno in cui la revisione della biografia, più che dell’opera freudiana sembra rivestire una fortuna e una molteplicità insolita. Dalla distruzione sistematica di Onfray, al geniale esordio macedone ‘La sorella di Freud’ di Goce Smilevski ad infiniti altri testi minori, la revisione su questo indiscusso colosso del Novecento sembra infatti più vivace e interessante che mai…Per non parlare dell’attuale dibattito odierno sui diritti civili, che la vita di Anna sembra nella sostanza precorrere. Il mio testo narra di Anna, del suo rapporto con il padre, con la famiglia in genere, con la psicoanalisi sua grande passione, con l’amica del cuore Dorothy Burlingham. Il tema che maggiormente mi ha sedotta, all’idea di affrontare un intreccio di tale statura e complessità è quello dei paradossi che si intrecciano dentro una famiglia, il cui capostipite è considerato quasi il padre fondatore di ogni presupposta “normalità”.

In realtà, attraverso uno studio approfondito mi sono resa conto di quanto originale e assolutamente unica sia la miscela della biografia e dell’opera di Anna, considerata quasi una vestale da suo padre stesso… dalla compresenza di tre madri reali e simboliche, alla castità praticamente certa, alla sua quasi letterale incarnazione del complesso di Edipo, alla relazione con un’altra donna definita solo amichevole anzi ‘gemellare’, ma in grado di accompagnare entrambe in una esistenza comunemente dedita ai bambini, fino alla sepoltura delle stesse in urne gemelle, i tanti rischiosi tradimenti, il suicidio di una figlia di Dorothy gelosa della stessa Anna, i tentativi che oggi ci apparirebbero davvero cinematografici di Freud stesso affinché il suo collega Ferenczi trattenesse a Budapest in analisi Robert, il marito disturbato di Dorothy per lasciare sua figlia –che lui stesso definiva ‘ben sistemata’- tranquillamente accanto alla sua amica del cuore, le intricate relazioni tra i sei figli di Sigmund, l’invasione nazista, le analisi se non interminabili di certo assai prolungate e vicendevoli di Freud su sua figlia, poi su Dorothy, di Anna sui bambini di Dorothy, la guerra, le trentasei operazioni alla mascella di Freud sempre assistito amorevolmente e faticosamente da Anna… e tanto altro ancora, che hanno fatto a mio parere della famiglia e delle sue insospettabili connessioni materia di un monologo moderno, avvincente, e di possibile interesse internazionale.

Roberta Calandra

Nel 2010 – Vince il Premio Tragos

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Anna Freud – Anno 2017 – Teatro Belli

di Roberta Calandra 

con: Stefania Barca
con la gentile partecipazione di Gianni Oliveri
regia: Edoardo Siravo
regia e collaboratore: Paolo Orlandelli
scene e costumi: Annalisa Di Piero

La chiamavano “Minerva uscita dalla testa di Giove” o anche “la vestale”. Avrebbe dovuto nascere maschio. Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio lei inventava la psicoanalisi infantile. Incontrò Dorothy Tiffany Burlingham, e abitando con lei e i suoi bambini diede vita ad una famiglia di fatto ante litteram che incontrava l’approvazione e la simpatia dello stesso Sigmund. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti. Eppure lei continuava a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia.

Anna Freud – Anno 2016 – Teatro Palladium

di Roberta Calandra

con Stefania Barca
con la gentile partecipazione di Gianni Oliveri
regia: Edoardo Siravo
aiuto Regia: Paolo Orlandelli
scene e costumi: Annalisa Di Piero
musiche: Stefano Caponi
foto locandina: Pino Le Pera
ufficio stampa: Marzia Spanu

NOTE DI REGIA:

Non appena mette piede sulla scena, Anna Freud rimuove i teli che coprono i mobili della vecchia casa di famiglia e spalanca l’armadio della memoria, dal quale estrae una miscellanea di ricordi che vanno a comporre il quadro del suo complesso rapporto con il padre Sigmund, con la madre e le sorelle, con la sua compagna Dorothy e con la sua “gemella rivale”, la psicoanalisi, che abbracciò e la rese finalmente madre di moltissimi bambini, nonché degna erede dell’inarrivabile padre.

Per accompagnare la sua delicatissima e spietata autoanalisi, abbiamo scelto di assecondare il tempi e i modi della libera associazione, del cammino a ritroso, del flusso di coscienza, puntando la luce lì dove il faro della ragione di Anna decide volta per volta di posarsi.

La scarna e ineffabile presenza del fondatore della psicoanalisi, completa lo scenario della réchèrche di Anna, offrendo agli spettatori delle suggestioni sospese che pesano come macigni.

Anna Freud – Anno 2014 – Teatro Patologico

di Roberta Calandra

con Stefania Barca – Gloria Pomardi

con la partecipazione amichevolmente straordinaria di
ALBERTO DI STASIO nella parte di Sigmund Freud
coreografie: Gloria Pomardi
musiche: 
Alessandra Celletti, Gustave Mahler Lisa Gerard, Lucio Gregoretti, Wim Mertens
elementi scenici e costumi: Francesca Linchi 
regia: Marco Mattolini
aiuto regia: Katia Di Carlo
assistente alla regia: Luca Giustini

SINOSSI E NOTE DI REGIA:

A partire da un testo premiato, pubblicato su “Sipario”, ma finora mai rappresentato, dedicato ad una delle figure femminili più significative del Novecento europeo, nasce uno spettacolo in cui si intrecciano danza, musica e parole, che rappresenta anche l’inedito incontro di tre artiste molto diverse fra loro, ma per altri versi assai consonanti, come l’attrice Stefania Barca, l’interprete e coreografa Gloria Pomardi e l’autrice Roberta Calandra.
Il lavoro ruota attorno alla figura di Anna Freud, al suo rapporto con il padre Sigmund, con la famiglia in genere, con la psicoanalisi, sua grande passione, con l’amica del cuore Dorothy Burlingham. La chiave di questa narrazione multimediale, a fronte di una trama di tale statura e complessità, è quella dei paradossi che si intrecciano dentro una famiglia, il cui capostipite è considerato quasi il padre fondatore di ogni presupposta “normalità”. Il lavoro, frutto di uno studio approfondito, rende conto di quanto originale e assolutamente unica sia la miscela della biografia e dell’opera di Anna, considerata quasi una vestale da suo padre stesso: dalla compresenza di tre madri reali e simboliche, alla castità praticamente certa, alla sua quasi letterale incarnazione del complesso di Edipo, alla relazione con un’altra donna definita solo amichevole anzi ‘gemellare’, ma in grado di accompagnare entrambe in una esistenza comunemente dedita ai bambini, fino alla sepoltura delle stesse in urne gemelle.
Questa messa in scena prevede nella prima parte uno sdoppiamento del personaggio di Anna, con due diverse interpreti: da una parte il suo lato razionale completamente aderente alle aspettative e alle proiezioni del padre su di lei, (Stefania Barca); dall’altro quello istintuale, selvaggio (Gloria Pomardi). Significativamente la stessa interprete di questa seconda faccia darà vita anche a Dorothy Burlingham, la compagnia di vita della Freud.
Con un deciso riferimento al racconto cinematografico, riportato in teatro, l’ipotesi di regia, legata alla natura poetica del testo e dell’argomento così indissolubilmente legato alla psicolanisi, ai sogni, ai desideri espressi/repressi, punta sulla musica, la danza e l’immagine, la prima con un mosaico di scelte che spaziano dall’avanguardia degli anni di Anna Freud alla contemporaneità neo-espressionista, le seconde come drammatrugia visiva che affianca e supera quella testuale e biografica, suggerendo associazioni, pulsioni, dimensioni oniriche universali. (Marco Mattolini)

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Recensioni

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