Letture leggere 2
Dicembre 6, 2018Venezia a Roma
Dicembre 6, 2018Letture leggere 3
Invidio Francesco Piccolo, profondamente. Ha solo quattro anni più di me e pubblica per Einaudi, vince lo Strega, scrive con Nanni Moretti, ha due figli, vorrei tanto avere un terzo di quello che ha raggiunto lui, conosco un sacco di gente che ha tanto talento e meno fortuna e mi chiedo sempre dove stia la qualità, il misterioso fattore che fa la differenza ma poi capisco che non ha senso, che questa invidia mascherata da diffidenza era solo il motivo sciatto e meschino per cui ho tardato a leggere “Il desiderio di essere come tutti”. Ieri l’ho letto. Dopo un inizio faticoso e un po’ lento, in cui mi chiedevo perché il perché ci elenchi tutte le cose che mi ricordo da bambina: il rapimento di Moro, l’evasione fiscale di Sofia Loren, il terremoto in Irpinia, improvvisamente mi accorgo che in fondo mi fa piacere rispolverare il fatto di far parte della storia di questo paese, di esserne oppositrice quanto complice, di avere scelto di restare, un po’ per pigrizia, un po’ per affezione, un po’ perché anche io come lui, probabilmente, non voglio essere salvata. Lo ringrazio di avermi ricordato tante cose, per avermi fatto pensare a quanto maldestra e confusa seppur sincera -ma non basta- sia la mia partecipazione alla vita pubblica e politica della mia città, a quanto anche io mi schermi dietro troppe schematizzazioni pericolose, continuamente. “Se riesco a percepire il buio che c’è dentro di me, le somiglianze con ciò che non mi piace; se riesco a concepire un’affinità con chi è lontano; se riesco a comprendere quanto sono coinvolto in ciò che non amo, che non mi piace, che di solito accuso come se non mi appartenesse -quella è la strada concreta, reale, per combattere con limpidezza ed efficacia. L’abitudine è quella di sentirsi degli estranei agli errori, estranei alle brutture del Paese. L’estraneità rende impermeabile la conoscenza, e senza conoscere le ragioni degli altri, non si può combatterle” cito questo perché mi tocca e mi piace, perché se non riesco a diventare migliore di altri voglio ricordare ogni giorno che posso diventare sempre migliore di me stessa e che farlo vale la pena. Mi incontra meno nell’elogio della superficialità, come appartenenza profonda a un luogo che chiede solo di non rovinarsi la giornata, scrollarsi di dosso le cose senza farcene colpire. Io combatto ogni giorno per dare valore alla conquista della profondità, per considerarla un valore, una resistenza, sfidando il rischio dell’emarginazione da tutte le cene e i salotti che Piccolo ci racconta, perché ho sperimentato spesso che la profondità disturba, appesantisce, viene in quei contesti rapidamente bollata come patetica. Riusciamo a tollerarla nel libro shock, nel film impietoso e sorprendente, poi la scansiamo da noi stessi ogni giorno, la guardiamo con sospetto negli altri. Lo confesso: sono un’italiana media perché leggo poco le pagine politiche dei quotidiani, faccio male la raccolta differenziata e spesso butto la cicca a terra, ma ho amici insopportabilmente profondi, spesso oltre il limite della pesantezza, forse perché, nonostante combattano ogni giorno per alleggerirsi ancora non possono permetterselo. Lo scrittore, che poi almeno nelle parole che scrive, stupido non è, ci lasci comunque questo scomodo diritto, siamo rimasti qui, c’è posto per tutti e tutti, poiché inevitabilmente dotati di zone buie interiori, abbiamo la possibilità di continuare ad insegnarci qualcosa gli uni con gli altri. Sempre per quel desiderio di cui sopra.
