MEDIANERAS è un film che mi ha messo di buon umore. Il titolosi riferisce agli spazi vuoti tra due muri o palazzi, ma anche ai muri ciechi che erigiamo dentro di noi quando non crediamo abbastanza, quando non sappiamo cambiare punto di vista, quando non riusciamo più ad avere fiducia. La storia di un incontro che si sfiora più volte per attendere il suo compimento solo al momento giusto (chissà perché proprio quello- boh- veramente vallo a capire- ma adoro!!) è raccontata con una regia elegante, agile, luminosa, piena di espedienti furbetti, accattivanti, stilisticamente arrapanti, moderni come le chiacchiere in chat, infarcito di adorabili voci fuori campo (come adoro le desuete voci fuori campo quando sono scritte bene) che allineano continui paralleli architettonico esistenziali tra la città di Buenos Aires e le anime vagule blandule e amabilmente disadattate quanto teneramente bipolari dei due protagonisti, paralleli solo apparentemente pretenziosi che funzionano perfino. Quando uno è intelligente e ha un forsennato bisogno di dire a se stesso che il vero amore esiste e che la tua anima gemella ti sta cercando (non vedo altra motivazione se non, a pensarci bene, il fatto che tutti aneliamo a sentircelo dire dunque paghiamo volentieri il biglietto) riesce perfino a convincertene. Un grazie sincero anche a Gustavo Taretto, complimenti per i premi del Gramado Film Festival e soprattutto un sincero inchino per avermi riportato ai venti-trent’anni ai quali la storia è probabilmente diretta, ripeto: quasi quasi ci credo e mi fa pure un gran bene al cuore, dunque corro a guardare meglio tra i miei vicini di casa che non si sa mai…