Letture leggere 3
Dicembre 6, 2018Arene 2
Dicembre 6, 2018Venezia a Roma
Il primo punto è che sicuramente Venezia a Roma è meglio che Venezia a Venezia, almeno per me che questo periodo ho un’esigenza assoluta di stagnazione domestica che rasenta la patologia. In sintesi la fila al Mignon è stata corta anche se effettivamente non ci si spiega perché abbiano dovuto sperimentare proprio ieri un nuovo sistema di meravigliosa biglietteria computerizzata che ti obbligava a rifare la fila dopo la fila di un film per comprare il secondo biglietto. La fila era corta perché eravamo una ventina, poi si è allungata.
“The president è bellissimo”, un Makhmalbaf in splendida forma, una sorta di feroce “La vita è bella all’incontrario” dove il bambino fugge con il nonno crudele assassino spodestato dalla sua sanguinaria dittatura per i mirabolanti paesaggi di un paese che potrebbe essere l’Ungheria come il Kurdistan, credo. Scritto bene recitato bene illuminato bene diretto bene tutto sommato un premietto se lo poteva pure accattare, misteri del festival! Finale sbrodolatello di retorica, un filo di troppo forse se finiva cattivo era meglio.
Pasolini brutto. Perché fare un film su Pasolini per non dire nulla? Bravissimi scenografi e costumisti perché sembrava di stare in Italia meglio che in tanti film italiani, però boh, fare un film su Pasolini per mostrare qualche pratica orale ravvicinata, un piatto di pasta alle vongole, la caricatura di Laura Betti, qualche brutale frammento di Salò e una mamma sempre con la lacrima in tasca e lo sguardo stralunato era proprio necessario? Non è che perché uno si sente un profondo genio distruttivo allora ha capito tutto di Pasolini ed è in diritto-dovere di rappresentarlo! Forse per avallare la tesi che distrugge ogni forma di pensiero minimale, ovvero che il brutale omicidio avvenne per mano causale di tre buzzurri omofobi? Ma per favore. Willem Dafoe invece è perfetto che sembra il povero Pierpaolo impagliato e disibernato. Questo sì, fa una certa impressione, ma non basta.
