Non con un bang
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Appena appena ci sono rimasta male, leggendo il libro “I desideri dell’anima” di Clarissa Pinkola Estes, ghiottamente ordinato appena uscito. Per chi come me ha perso la testa per “Donne che corrono con i lupi” in confronto appare un po’ robetta, anche perché gli articoli raccolti appaiono abbastanza discontinui. Ci sono però disseminate alcune perle che vale se non altro la pena copiare pedissequamente, fosse pure per imprimerle in mente assai bene: “La soulfulness- la passione, il sentimento, la ‘pienezza d’anima’- non è una merce di plastica, un oggetto polimerizzato che si possa acquistare da qualche parte ‘là fuori’. E’ piuttosto un’impetuosa, innata funzione e pulsione umana…attraverso la soulfulness ci è possibile approcciare più immediatamente le storie.
Illustrate o meno che siano, noi comprendiamo che esse sono quindi una vera e propria, autentica forma d’arte, elegiaca ed energetica al pari delle opere degli artisti contemporanei, antica e misteriosa al pari dei graffiti incisi alla luce del fuco dai nostri progenitori sulle pareti rocciose calcaree di Lascaux”. Anche Hillmann ne “Le storie che curano” evidenzia la potenza curatrice delle storie e la loro immensa capacità di fare anima, al di là di ogni altro possibile mezzo. E un’anima accresciuta sarà dunque in grado di far emergere proprio quei “complessi” che affondano le proprie radici nella psicologia del profondo, compressi da accogliere, trasformare, schivare, amplificare, trasformare, lasciandoli emergere dal proprio inconscio.
Secondo la Pinkola, le storie hanno il potere di aiutarci a indossare gli abiti più colorati, a suonare forte i cimbali, a cantare a squarciagola e ad alzare la polvere sbattendo i piedi durante le danze, per produrre un rumore festoso da mostrare al Dio. “Per richiamare versioni moderne delle storie antiche, bisogna andare avanti e vivere. A quel punto si avrà la sfida di non vivere soltanto la storia, facendola tutta propria, ma anche di interpretarla in qualunque modo sia utile…”. L’autrice ci racconta anche che vivere, narrare, ascoltare una storia, è anche e soprattutto un atto di amore. Poiché “…l’Amore non è ornato, e perciò bisogna impegnarsi ad ornarlo con cura, stando attenti a non occludere le sue umili origini di strada…che l’Amore non si mantiene vivo chiedendo ‘quanto’ ma ‘quanto bene e quanto profondamente’, poiché le storie possono essere un mezzo potentissimo per tornare in piedi dopo essere stati buttati in terra, una colla per rimettere insieme i nostri pezzi in modi misteriosi per ritrovarsi ancora qui ammaccati, ma ancora intatti, con Amore.
E ci saluta ricordando che “…qualunque sfida stiate affrontando, siete nati con Coraggio infinito e Amore senza limiti, che potete usare quanto più luminosamente volete- quanto più profondamente osate –durante la vostra unica, preziosa e selvaggia vita su questa Terra…perché tu e il tuo Amore siete molto necessari in questo mondo”. A volte, specie nelle uggiose giornate invernali, fa bene al cuore ricordarlo e ricordarlo anche agli altri.
