In principio era il silenzio

Un’ipotesi apocrifa per il Vangelo di Maria Maddalena

Di Roberta Calandra

La figura di Maria Maddalena raccontata attraverso la tradizione apocrifa che dipinge Maddalena come discepola prediletta e immagine del Cristo stesso. Una donna straordinariamente vitale, illuminata, che aveva con Gesù una relazione profondamente intima che l’ha resa erede di un insegnamento di libertà.

Con un occhio al Marat Sade di Peter Brook e un altro a Godot, Gesù e Maddalena nel pieno di una complessa consapevolezza spirituale, come fossero diventati quello che la Storia non ha permesso, ci faranno chiedere ad ogni tappa chi sono veramente: santi, barboni, vagabondi, millantatori, illusionisti, pazzi o semplici compagni di viaggio?

I due protagonisti rimandano al consueto gioco delle identità: chi siamo veramente e come ci vedono gli altri? Sono un santo e la sua seguace, un uomo e la sua amante, ma forse anche un burattinaio e la sua marionetta, a sottolineare il punto centrale dell’insegnamento del Cristo stesso: un profondo invito all’autenticità del proprio essere. Come il Matto dei Tarocchi la loro conversazione viaggia nel tempo e racconta verità alternate: il timore di perdersi, la paura della morte, la decisione di un uomo che per adesione e fede nel divino rinuncia alla sua dimensione terrena, il senso di vuoto che già percepisce una donna consapevole della decisione irrevocabile del suo uomo ma che tenta fino all’ultimo di persuaderlo. Penetrando zone ineffabili del cuore e spaziando da teorie metafisiche a momenti comici in una ricerca della felicità antichissima e affannosamente contemporanea, dove purezza religiosa e istinti carnali si tendono gioiosamente la mano.

XIV scene come le stazioni della Via Crucis. Quattordici dialoghi in cui i nostri protagonisti (davvero Cristo e la Maddalena?) eseguono un “pas de deux” su una scacchiera le cui mosse consacrano l’eterno conflitto tra uomo e donna. Nel nostro percorso quattordici trasformazioni ci conducono verso una soluzione forse inedita, certamente provocatoria, in odore di blasfemia: l’investitura di Maddalena da parte del Cristo del ruolo di Maestra, tenutaria dei Saperi, prediletta tra i discepoli, oltre che amica, desiderata amante e nel contempo dissenziente complice di un disegno divino che fatica ad accettare e che fino alla fine tenta di rifuggire. Lo spazio suggerisce un luogo abbandonato forse il binario morto di una stazione, luogo per eccellenza in cui tutto è in movimento, luogo di passaggio come la vita terrena, in cui la musica è parte del continuo fluire. La luce isola i personaggi e li sospende nello spazio disegnando la grande difficoltà di comunicazione tra gli esseri umani, spesso incapaci di comprendere e inglobare quanto non rientri nel proprio modo di percepire gli avvenimenti. – Antonio Serrano

Roberta Calandra

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