Una coppia perfetta
Dicembre 6, 2018Here
Dicembre 6, 2018Buddha freud e il desiderio
BUDDHA, FREUD E IL DESIDERIO –M. Epstein. Indiana Editore, 2012.
Messaggio fondamentale sia del buddhismo che della teoria freudiana, il desiderio non impara mai, persevera anche quando non suscita altro che sofferenza esercitando su di noi un’azione perentoria. Freud parlava di “Ritorno del rimosso? Ovvero scaccia ciò che è naturale e tornerà indietro al galoppo. Importanza di riconoscere e possedere i propri desideri, liberandoli dall’attaccamento attraverso il “coraggio d’inciampare in noi stessi”. Anche il più sensuale dei desideri implica una spinta alla trascendenza “è un maestro: quando vi ci immergiamo senza sensi di colpa, vergogna o attaccamento, può mostrarci qualcosa di speciale sulla nostra mente, qualcosa che ci permette di abbracciare pienamente la vita”. E’ il crogiolo dove si forma il sé. E’ il desiderio la chiave di volta di questo importante libro di un terapeuta che sa cogliere dall’insegnamento buddista preziosi elementi di applicazione al quotidiano, senza omettere interessanti ed inediti confronti con la psicoanalisi. Per entrambi, Buddha e Freud, resta infatti un residuo d’insoddisfazione anche nell’oggetto più soddisfacente, dunque la sua funzione ultima è quella di liberarci dagli attaccamenti. La via di mezzo è un luogo dove “…non si respinge il desiderio ma dove si tollerano anche i suoi inevitabili fallimenti, dove ci apriamo al desiderio così com’è. In questo posto non si rifiuta il piacere, ma neppure se ne dipende. Si dà al desiderio spazio per respirare, ma si incoraggia anche a esaminarne le caratteristiche” fino a scorgere una luce sconfinata. Quando il desiderio non è né negato né represso, ma gli si permette di crescere, alla luce del fatto che non esiste un sé né un oggetto in grado di soddisfarci definitivamente, è possibile una vita intima grandiosa”, si apprende come usarlo senza esserne usati. Sottolinea come tra le tante funzioni luminose del desiderio ci sia quella di richiamarci allo scarto tra le nostre aspettative e le cose come stanno veramente, perché a volte, quando non è più possibile il possesso può crescere l’amore. Un’altra è quella di tenerci fuori equilibrio, entrando in luoghi dove i nostri abituali modi di pensare sono sconvolti, tenendoci a contatto con tutto ciò che si presenta nella sua natura essenziale e può condurre fino al Nirvana. A volte la rinuncia a un desiderio affrettato e affamato approfondisce la capacità di impegnarsi più appassionatamente con il mondo, o anche creare con l’oggetto del desiderio uno spazio che possa dar vita a un’intimità più profonda e un affetto più saldo. Aiuta a essere pienamente presente nel momento, consapevoli senza giudicare e in grado di vivere con pienezza l’adesso.
Il Buddha insegna che non c’è momento migliore di quando ci si sente estremamente insicuri per comprendere la non esistenza del sé. Il desiderio dell’altro ci fa necessariamente scoprire la sua libertà, la nostra totale impossibilità di controllo perché “il soggetto non è un oggetto. Sebbene possa essere scoperto non può essere catturato… Questa è la capacità segreta di cui va in cerca il desiderio, la capacità di ‘essere’ che si può scoprire soltanto quando il prevaricante bisogno di ‘fare’ viene disfatto”. Epstein c’insegna, come molte moderne psicoterapie, che la rinuncia può contribuire alla pace della mente, illuminando di un nuovo senso non tanto il desiderio in sé, quanto il suo aspetto più oscuro: l’attaccamento. “Quando la rinuncia emerge dall’autoconsapevolezza la sua funzione non è quella di raffreddare il desiderio ma di liberarlo”. La rinuncia può rivelarsi l’ingrediente mancante in schemi di attaccamento che perpetuino il disamore e la sensazione di inadeguatezza, rinforzando una forza di volontà che miri a creare qualcosa di nuovo, più sano. L’autore analizza testi sacri come il Ramayana in venticinquemila versi, una delle narrazioni più popolari dell’India, parla del sentiero della mano destra, della rinuncia e dell’ascetismo e di quella sinistra, della passione e della relazione dove i desideri non sono evitati ma bensì trasformati e lo correla con la psicologia buddhista, che incoraggia a rimuovere il filtro dell’idealizzazione che crea immagini mentali distorte degli oggetti del nostro affetto e ci costringe a una vita d’illusione.
Perché il segreto del Dharma non è altro che imparare a vivere pienamente la vita, senza sentirsi separati dal mondo e nel pieno contatto con ogni nostro desiderio. Se apprendiamo infatti dal gioco a creare per noi stessi un ambiente facilitante, termine estremamente pregnante anche per la psicologia contemporanea, possiamo aprirci sempre di più a un desiderio semplice e sereno: che non ha bisogno di attaccarsi o controllare ma che si lascia sempre sorprendere”. E restare dentro la realtà, con un continuo senso di stupore.
