Gli ipocriti
Dicembre 6, 2018Una coppia perfetta
Dicembre 6, 2018La donna senza nome
Eugenia Romanelli- ediz. Castelvecchi
Il fatto che l’esperienza centrale narrata in questo libro attinga alla pratica del buddismo di Nichiren Daishonin mi colpisce molto e mi rende assolutamente di parte. Esistono alcuni romanzi che ho amato soprattutto perché mi aiutavano a praticare meglio, come “Il Budda Geof ed io” di Edward Canfor Dumas, Edizioni Esperia o “Il buddista riluttante di William Woolward, storie che mi hanno toccata perché mi aiutavano a capire meglio l’insegnamento che avevo abbracciato, che avevano per me un valore incommensurabile in tal senso. Ed è in questa linea che mi ritrovo a conoscere i personaggi de “La donna senza nome” di Eugenia Romanelli.
Emma, la protagonista, è figlia di due donne, è innamorata di Alberto, un uomo dal passato tragico e nasconde un segreto che verrà svelato solo alla fine del romanzo. Tutti i protagonisti praticano il buddismo, tutti hanno avuto a che fare con mortali ferite d’amore e allo stesso tempo hanno trovato nella propria religione la chiave per realizzare esperienze esistenziali significative e radicali, come avviene proprio nell’esperienza di chi vi si avvicina e si riunisce ogni giovedì per condividere la propria vita con gli altri. L’intreccio è avvincente e ricalca sapientemente gli schemi del romanzo sentimentale senza temere contaminazioni con il feuilleton, ma non ne accennerò nulla, se non che la scoperta della doppia vita di Emma regala pagine di autentica suspense. Così Eugenia, per mano delle due mamme, Livia e Irene, scrive una lunghissima lettera d’amore a una figlia, certamente augurandole che “… Questo racconto ti insegni, vita alla mano, a non smettere mai di ricercare la cosa che senti giusta per te, anche se dovesse occorrere tempo e fatica, senza mai farti ricattare dalle aspettative degli altri o peggio, da te stessa. Continua ad essere ciò che sei, e segui sempre con sincerità i tuoi desideri più veri e profondi, senza smettere di migliorarti ad ogni occasione. Come dice il nostro Maestro, i fiori del ciliegio, del prugno, del pesco e del susino posseggono ognuno caratteristiche proprie e ognuno fiorisce quando è il suo momento”.
Io che uso la letteratura come arma più o meno impropria per mediare la mia esistenza con il mondo seguo con ammirazione l’immediatezza quasi oltraggiosa di questa scrittrice e giornalista che mi trasmette costantemente il coraggio impudico di andare dove ti porta il cuore, con uno stile agile e immediato, sempre moderno nei contenuti, anche i più sincretici –esemplare il patto che fanno le due mamme nel provare l’una la psicanalisi e l’altra il buddismo per migliorare la loro scelta di coppia- e di non vergognarsene, perché lei lo fa sul serio e con la medesima schiettezza lo espone.
